Tutto il mondo è paese ed ogni paese è un mondo

“Si dice che il minimo battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo”. Bene, ma allora, quanti uragani provochiamo ogni giorno e quanti ne dobbiamo ancora provocare? Stiamo assistendo alla migrazione dei cervelli dalla dimensione globale alla dimensione glocale. Improvvisamente ci ritroviamo a parlare di terra, di cultura contadina, di piccole comunità. La sfida ci è stata lanciata dal supermercato sotto casa (e non ce ne eravamo nemmeno accorti) quando ci ha fatto assaggiare per la prima volta la Papaya brasiliana e la inserita nel nostro paniere al fianco dei cetrioli e dei ceci. Bene, quel supermercato ci ha permesso di raggiungere la punta più alta della globalizzazione, ci ha permesso di svilire il nostro senso di appartenenza ad un territorio e ad una cultura. Oggi ci stiamo svegliano e ci siamo accorti che qualcosa non va. Il mondo appartiene alle piccole comunità alla loro identità, alla loro cultura. Qual’è la sfida allora? preservare la ruralità autentica e metterla in una campana di vetro per evitarne la contaminazione? No di certo. La sfida è la rete, il rendere queste piccole comunità nodi vitali della rete stessa, un medium potentissimo capace, tra le tante cose, di consetire ad ognuno di noi, oggi, di progettare e realizzare il mondo del futuro. Per permettere questo dobbiamo “attrezzare” le nostre piccole comunità e dargli gli strumenti sia umani che tecnologici per diventare delle Comunità Intelligenti Rurali (Smart Rural Community). Concetti quali: spirito innovativo, coesione sociale, attrattività del contesto naturale, pluralità sociale ed economica; devono essere sviluppati anche nelle piccole comunità contadine, ancora oggi, numerosissime nella penisola. Dobbiamo essere in grado raccogliere la forza totalizzante dei micro-sistemi economici che hanno caratterizzato fino a cinquant’anni fa i nostri piccoli centri ed esaltarla all’interno della rete dando vita a processi di croudsourcing comunitari e sfruttando concetti come l’open data per dare la possibilità alle istituzioni di essere quantomai vicine a queste comunità. I nostri paesi, i paesi appenninici che sono la spina dorsale del nostro paese sono dei mondi che hanno voglia e forza di connettersi tra di loro, proprio come facevano una volta.
Ha senso così affermare, oggi, che Caselle in Pittari, il mio pase, di appena 1800 abitanti immerso nel Cilento, è il centro del mondo?
Giuseppe Jepis Rivello









